Fase 2, c’è chi soffre della “sindrome della capanna”

Dopo la lunga fase di lockdown vissuta a causa dell’emergenza Coronavirus, spunta una nuova sindrome, stavolta psicologica: la sindrome della capanna. Ecco in cosa consiste e quali soggetti colpisce

Fase 2, c’è chi soffre della “sindrome della capanna”
Fase 2, c’è chi soffre della “sindrome della capanna”

Il lockdown dovuto all’emergenza da Coronavirus ha provato moltissime persone, al punto da generare casi di una sindrome psicologica chiamata della “capanna” o del “prigioniero”. Nello specifico, si tratta di una forte ansia legata alla paura di uscire. Fino a qualche giorno fa, non si vedeva l’ora di tornare fuori, per poter godere di passeggiate, sport, chiacchierate con amici e conoscenti. La maggior parte delle persone, infatti, ha vissuto questo lungo periodo di restrizione con grande sofferenza e la Fase 2 per loro è una sorta di liberazione. Per altri, invece, più abituati a vivere in una sorta di nido, il passaggio dal lockdown alla riapertura potrebbe essere un trauma. Sindrome della capanna, in breve, sta a significare il dover abbandonare un luogo in cui ci si sente sicuri e protetti, per esplorare un posto ignoto.

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Sindrome della “capanna”: quali i soggetti più a rischio?

I soggetti più a rischio sono persone che soffrono di depressione, ansia, o più in generale, hanno fragilità. «È una sindrome che si potrebbe paragonare a una fase depressiva. Infatti persone depresse, in questo periodo particolare ne soffrono. Si manifesta con tanti sintomi insieme: paura, ansia, tristezza, senso di solitudine», spiega la dottoressa psicologa Tiziana Di Gregorio. Ma chi colpisce di più, uomini o donne? «Non c’è una casistica che indichi di preciso le percentuali di casi specificiin quanto è una sindrome che si avvicina molto a una depressione e se vogliamo avvicinarla a questa, essa colpisce più le donne. Nel 2019, il 14,9 % delle persone colpite erano donne mentre uomini il 7,2%. Ovviamente con il Covid19, si è più diffusa a causa del ritiro sociale. Quindi, persone più fragili hanno accusato maggiormente il disturbo. La società di psichiatria SIP, tuttavia, ci dice che ne soffrono un milione di italiani. Si manifesta soprattutto in persone che hanno subito un lutto, chi ha avuto una lunga convalescenza, chi soffre di fobie come l’Agorafobia e altri sintomi psicologici». C’è inoltre, secondo alcuni studiosi, una differenza tra chi sa accogliere le novità e chi invece fatica. Ad esempio, coloro che hanno un cervello tendente all’esplorazione riescono ad accettare i cambiamenti molto più facilmente di chi invece ha un atteggiamento più chiuso.

Sindrome della “capanna”: come uscirne?

Risolvere questo problema è possibile, prendendo determinate precauzioni. «Di fondo è un disturbo che generalmente scompare dopo alcune settimane», prosegue la dottoressa Di Gregorio, «il tempo che il soggetto si riabitui alla routine. In che modo? Abituando il nostro cervello a nuovi cambiamenti, mettendo in atto il pensiero positivo che aiuta ad affrontare meglio la situazione che tutti stiamo vivendo». È importante fare cose nuove, impararne anche di nuove se possibile. Si può guardare un film mai visto, uscire e scegliere un percorso diverso rispetto a quello che si fa di solito, in modo che il nostro cervello recepisca e si abitui alle novità. La chiave sta nel fare una scelta non sicura e provare qualcosa di nuovo.