Crowdfunding, il novo modo di finanziare un’idea

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    Crowdfunding, cosa vuol dire?

    Una parola come crowdfunding è oramai entrata nel vocabolario comune, eppure molti non hanno esattamente idea di cosa voglia dire: questo neologismo deriva dall’unione di due parole inglesi, crowd che vuol dire folla, e funding, ovvero finanziamento. Se dovessimo dire in due parole il crowdfunding cos’è, potremmo definirla una raccolta fondi 2.0, per cui si fruttano le possibilità e le opportunità che il mondo del web offre per poter raccogliere il denaro sufficiente per finanziare i propri progetti, artistici, scientifici, e di qualsivoglia altra natura.

    Crowdfunding, come raccogliere soldi quando le banche non aiutano

    Se la crisi finanziaria morde ed è sempre più complicato reperire una somma di denaro in prestito tramite i canali tradizionali di accesso al credito, ecco che il crowdfunding può rappresentare una soluzione nel momento in cui appunto le banche negano o rendono particolarmente difficile l’erogazione di un capitale: nell’era in cui la parola “condivisione” è diventata il mantra della società occidentale, chiedere l’aiuto di persone sconosciute mettendole a conoscenza dei propri progetti può rappresentare una via di uscita ottenendo il denaro necessario in maniera chiara e trasparente. Una volta le raccolte fondi erano patrimonio esclusivo di chi faceva beneficenza, oggi grazie al web si organizza il tutto in maniera molto più semplice e con un notevole risparmio di tempi e costi, grazie a delle piattaforme nate proprio per favorire il crowdfunding, il punto di incontro tra chi cerca un finanziamento e chi decide volontariamente di mettere a disposizione i propri soldi.

    Come funziona il crowdfunding

    Crowdfunding, come funziona? Questo micro finanziamento dal basso, divenuta parte integrante di quella che gli esperti chiamano “sharing economy”, prevede innanzitutto l’iscrizione a una piattaforma autorizzata: abbiamo siti come Kickstarter o Indiegogo riservate ai progetti artistici come finanziamenti di film  e progetti musicali, quelle come BuonaCausa per il no profit, Starteed ed Eppela per progetti tecnologici e sociali di ogni tipo, e via sicorrendo, giusto per citare alcune tra le più note ed utilizzate. Ogni piattaforma pone delle condizioni particolari per il progetto da presentare, in generale chi si iscrive a uno di questi siti web deve inserire un importo richiesto come target da raggiungere, e una durata massima da stabilire per la raccolta di denaro, e i costi sono minimi quando non completamente gratuiti, a seconda del tipo di piattaforma a cui ci si rivolge.

    I modelli di crowdfunding sono sostanzialmente quattro: il Reward, che prevede una ricompensa o premio per l’investitore che effettua la donazione, commisurata alla donazione o puramente di valore simbolico, il Donation che non prevede alcuna ricompensa, trattandosi di una donazione vera e propria, il Lending, che si presenta come intermediazione per effettuare finanziamenti tra privati, con tanto di erogazione degli interessi per chi presta il denaro, ed infine Equity, per cui l’investitore ottiene strumenti partecipativi al capitale di rischio del progetto finanziato, come ad esempio una quota di azioni.

    Il social lending come alternativa ai finanziamenti tradizionali

    Un esempio particolare di crowdfunding può essere considerato il cosiddetto social lending, ovvero quelle piattaforme che consentono appunto di effettuare il peer to peer lending (P2P lending), una versione tecnologicamente evoluta dei prestiti tra privati: ci si iscrive ad una di queste piattaforme o come richiedenti denaro oppure come prestatori, e la piattaforma funge da canale di contatto, facendo in modo che possa esserci un passaggio di denaro in completa sicurezza attraverso il web. Il richiedente denaro riceve uno score, una valutazione circa l’affidabilità creditizia e la sua capacità di sostenere il rimborso, e la cifra che ottiene viene ripartita tra più investitori, che possono così essere garantiti sul rischio insolvibilità: in Italia alcune di queste piattaforma autorizzate da Banca d’Italia sono Smartika, Prestiamoci, oppure Soisy, e stanno ottenendo un successo crescente ponendosi in alternativa a banche e finanziarie. Sono canali web che consentono il contatto tra privati, facendo tornare d’attualità una pratica antica ma rivista nell’era dell’interazione digitale: il social lending non è altro che la sharing economy in ambito finanziario, una versione specializzata del crowdfunding applicata nel mercato del credito, un’alternativa da valutare per ottenere rapidamente denaro grazie all’ausilio della Rete.

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