La Lombardia non vuole gli incentivi

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    Alberto Barcella, presidente di Confindustria Lombardia, annuncia senza mezzi termini: «Nessuno mette in dubbio la buona fede di chi ha formulato la proposta, ma nella realtà ha un sapore demagogico, anacronistico, e rischia di produrre effetti opposti alle aspettative e agli obiettivi di chi l’ha presentata. Va semplicemente ritirata».
    Revocare i contributi a tutte le aziende che spostano le loro attività produttive fuori dal territorio lombardo non è ammissibile. Come infatti sottolinea Barcella «Non confondiamo la delocalizzazione con l’internazionalizzazione produttiva, che non è una fuga ma spesso la via maestra per acquisire quote di mercato» e ricorda «In alcuni casi certe produzioni non sono più sostenibili per la concorrenza internazionale e l’alternativa alla delocalizzazione è la chiusura dell’azienda. Trasferire all’estero queste produzioni consente di mantenere viva l’azienda madre in Italia, con la sua capacità decisionale e le attività a maggiore valore aggiunto. Fare di tutte le erbe un fascio può distruggere ricchezza, oltre che diventare un disincentivo a investire in Lombardia»; anche perché in questo modo si tolgono incentivi anche a chi sposta l’azienda in un’altra regione italiana.
    Secondo le Regione la normativa «serve a tutelare l’occupazione ma anche a non disperdere le poche risorse che la finanziaria ci lascerà a disposizione».  Il presidente della commissione Bilancio Fabrizio Cecchetti parla di un «provvedimento importante che rafforza e protegge il sistema produttivo lombardo e i suoi lavoratori. Non ci saranno deroghe per chi porta all’estero impianti e produzione, lasciando i nostri lavoratori per strada».
    Ma questo precedente, se andasse a buon fine e fosse imitato da altre regioni, potrebbe paralizzare il sistema italiano.
    Fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-09-24/imprese-lombarde-piano-incentivi-080103.shtml?uuid=AYpk11SC

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