Piano casa, i comuni limitano gli interventi

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    piano-casa1Ne avevamo parlato in precedenza, per rilanciare gli investimenti sul territorio lo stato aveva progettato una serie di interventi denominati “piano casa” per lo sviluppo del mattone, per un costo di finanziamento di 7 miliardi. Diversi erano i punti in sospeso del progetto, ma finalmente si era arrivati all’emanazione di un decreto legge che sarebbe dovuto essere recepito al più presto da comuni e province.
    Il problema adesso, appare appunto l’attuazione del decreto sul territorio. Malgrado la semplificazione della materia edilizia che dovrebbe spingere le imprese immobiliari ad investire nel settore, le Regioni, ma soprattutto i Comuni di molti paesi italiani, pongono un freno al provvedimento. Sembra che le norme di sviluppo edilizio siano state percepite come un via libera alla costruzione sfrenata e quindi qualcosa da evitare come la peste, peggio dell’abusivismo.
    I Comuni preferiscono contare su una crescita contenuta e controllata che porti alloggi di qualità ed uno sviluppo urbanistico vantaggioso. Il 55% dei comuni lombardi, ad esempio, ha escluso aree comunali dall’applicazione della delibera; Treviso diminuisce il premio di cubatura per la demolizione e ricostruzione fino al 30%. Padova pone un limite di altezza massimo di 2,5 metri sopra la linea del vicino, mentre Cortina blocca del tutto la costruzione di nuovi immobili. La Toscana poi, ha allegato al provvedimento norme di risparmio energetico così ristrette da risultare inapplicabili nel 90% dei casi, un po’ come Forlì che richiede materiali a km 0 e totalmente naturali. La provincia di Trento poi, rifiuta per intero l’applicazione della legge, mentre Sicilia e Calabria dimenticano persino di rispondere alle richieste dello Stato. 16 le Regioni, quindi, in cui è già possibile presentare la domanda ma è bene informarsi presso il proprio comune perchè si rischiano brutte sorprese.
    Fonte: Il sole 24 ore 26/01/2010 Pag. 4

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