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Per combattere la crisi si migliorano le città

18 marzo 2010
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La crescita delle pmi e delle grandi imprese dipende sempre più dalle realtà geografiche; per migliorare i canoni di esistenza delle imprese e renderle competitive sul territorio è necessario che le regioni attuino politiche per il rilancio ma soprattutto diano vita a buone prassi che rendano sostenibile l’economia locale. non accetta mezze misure e stila 10 punti chiave da inserire nelle politiche regionali di tutta Italia per accompagnare la crescita della nazione. Interventi mirati che coprono le aree più vaste, infrastrutture, ambiente, urbanistica, etc…

Secondo la confederazione confcommercio il 2010 è sì “l’anno del ritorno alla crescita (ma) una crescita modesta e fragile; già recuperare le posizioni del periodo pre-crisi richiederà tempo. Lento e faticoso sarà soprattutto il riassorbimento della disoccupazione. L’impresa diffusa – si legge nello studio – costituisce la struttura portante dei processi di sviluppo territoriale. Per rafforzare questo sistema c’è oggi necessità di un contesto di regole, di politiche, di ragionevoli risorse, che ne sostengano competitività e produttività. Lo Small Business Act, la strategia europea di valorizzazione delle Pmi vuole fare dell’economia continentale la più competitiva e dinamica del panorama mondiale puntando sulla conoscenza, la crescita sostenibile, posti di lavoro più qualificati, maggiore coesione sociale” ma “è una strategia che per avere successo richiede tutela della legalità e della sicurezza, pluralismo imprenditoriale, una concorrenza a parità di regole. Per regolamentare l’attività d’impresa – osserva Confcommercio le regioni devono applicare la Direttiva Bolkestein su concorrenza, corretto funzionamento del mercato, accessibilità dei servizi da parte degli utenti, semplificazione degli atti amministrativi”.

Per esempio, per le Politiche per la città e progettazione concertata la Confocommercio avvisa– “Nelle città si concentrano il 35 per cento dell’occupazione, oltre il 40 per cento del valore aggiunto nazionale, il 77 per cento dei servizi; vanno ripensate come efficienti spazi produttivi – evidenzia Confcommercio dove si possa operare in sicurezza e dove si presti particolare attenzione a verde e qualità dell’aria. Il passaggio dai ‘centri commerciali naturali’ ai ‘distretti urbani del commercio’ dovrà nascere da un continuo confronto tra amministrazioni locali ed associazioni di rappresentanza delle imprese”. In più “la mobilità urbana di persone e merci va favorita con una strategia di medio-lungo periodo che integri le politiche settoriali dei trasporti con un efficace uso del territorio, incentivando i check-up energetici, installando filtri antiparticolato, utilizzando macchinari, attrezzature e veicoli a basso impatto ambientale”.

Fonte: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1080544


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