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Accedere al credito al nord e al sud Italia

1 marzo 2010
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Sempre peggiori le condizioni di accesso al credito del sud Italia dove la forbice di servizi offerti dagli enti pubblici rispetto al resto d’Italia si allarga sempre più. Secondo una ricerca di Banca di ItaliaMezzogirono e politiche regionali” in termini economici il “valore per abitante” nel mezzogiorno, appunto, è inferiore del 60% rispetto alle regioni del centro-nord.

Poco lavoro, pochissimi servizi e difficoltà nell’accesso al credito e maggiori costi dei finanziamenti. Anche la criminalità contribuisce ad alterarne i valori, abolisce infatti le regole di concorrenza leale, condiziona i comportamenti delle aziende e delle assunzioni o le partecipazioni agli appalti, ed accresce significativamente gli interessi praticati alle imprese portando le banche a richiedere maggiori garanzie prima di concedere prestiti. Questa serie di differenze si riflette sulla struttra dell’indebitamento.

Ma a differenza di quello che molti pensano i soldi al sud arrivano; proprio questa situazione di maggiore disagio rende il territorio obiettivo primario delle politiche di riqualificazione territoriale dell’Unione Europea. Incentivi e prestiti a fondo perduto sono stati per anni  distribuiti a pioggia in tutte le regioni del meridione; ma sono gli stessi imprenditori adesso a dire basta. A voce del vice presidente di con la delega per il mezzogiorno Cristiana Coppola viene infatti richiesta la sospensioni dell’erogazione dei fondi. I contributi infatti possono distorcere il mercato ed essere fonte di clientelismo “è importante risolvere i problemi di ordinaria amministrazione del Mezzogiorno – annuncia la Coppola – in particolare la qualità dei servizi pubblici essenziali e non ripetere l’esperienza del passato nell’uso dei fondi comunitari” le risorse sono utilizzate in maniera frammentata, è questa la denuncia, i prestiti non colgono gli obiettivi né incidono sul contesto e così si perdono le occasioni.

In più gli incentivi a pioggia non stimolano gli investimenti. Secondo Confindustria la soluzione è il credito di imposta automatico che si attiva dopo la realizzazione dell’investimento. I fondi dovranno poi essere diretti verso progetti ben studiati e di valore reale; una diversa forma di credito all’impresa erogato per realmente garantire lo sviluppo. Nelle regioni più disastrate: Campania, Calabria Puglia e Sicilia i fondi ci sono, circa 7 miliardi a testa per infrastrutture, ricerca e innovazione, e ambiente energia; e 5 per le risorse umane, ma essi sono praticamente inutilizzati o più spesso bloccati da pratiche burocratiche assurde e da interessi politici.

In Campania ad esempio, secondo una denuncia di ItaliaOggi, i fondi dedicati all’agricoltura andranno probabilmente persi perché non spesi in tempo. Contributi per un valore pari a 1,3 miliardi di euro di cui ben 800 in prossima scadenza ed ancora da erogare per problematiche legate alle procedure di erogazione. Le complicazioni burocratiche, che potrebbero portare alla perdita dei fondi dedicati all’agroalimentare, significherebbero l’impossibilità, in futuro, di accedere ad ulteriori finanziamenti ed una perdita per il territorio inimmaginabile… il tutto esclusivamente per lungaggini strutturali degli enti eroganti.

Fonte: Il Sole24Ore 19/02/2010 Pag. 3


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