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Patto di stabilità, ridiamo credito alle imprese

10 marzo 2010

Ne avevamo già parlato in precedenza, pagamenti congelati da parte di grandi gruppi e pubbliche amministrazioni che bloccano le pmi. Aziende locali che non vengono saldate e non possono quindi far fronte alle spese ed agli stipendi dei dipendenti e che non riescono ad ottenere credito presso le banche. La denuncia adesso arriva dal dove è stato attivato un servizio di supporto psicologico e pratico per prevenire suicidi o altre drastiche misure da parte degli imprenditori in difficoltà.

Le associazioni di categoria lanciano l’appello: «Gli imprenditori in difficoltà vengano da noi, li aiuteremo. Enti pubblici e banche facciano la loro parte, rispettivamente pagando le commesse e concendendo alle aziende in crisi i prestiti necessari a restare a galla».

Pagamenti rimandati o sospesi creano grosse difficoltà, e gli imprenditori vengono spesso lasciati soli. Il nuovo sportello di sostegno si chiama desk «credito e finanza» per assistere le imprese nel rapporto con gli intermediari finanziari e migliorare l’accesso al credito o il recupero dei prestiti; si effettueranno inoltre attività sperimentali di accompagnamento anche psicologico. I centri di assistenza lavorano 24 ore al giorno per assicurare una presenza costante. «La vera difficoltà è intercettare chi ha bisogno di sostegno — avvisa Claudio Miotto, presidente di Veneto — l’artigiano non chiede aiuto, per vergogna e per orgoglio, lo vive come un fallimento. Ma noi lo esortiamo a cambiare idea: offriamo consulenza manageriale, finanziaria, una garanzia per il credito che lascia alla banca solo il 20% del rischio, consigli utili a salvare la casa, il patrimonio personale e la vita. Per un artigiano l’impresa è la prima figlia e spesso pur di non chiuderla si gioca tutto e allora noi operiamo anche sul fronte preventivo, organizzando incontri con famosi psicologi, coordinati da Paolo Crepet. Le banche si sono fatte più furbette, nel 2008 concedevano tutto a tutti, adesso la prima cosa che dicono alle aziende in difficoltà è: andate dal consorzio di garanzia. L’altro cruccio è che tante aziende avanzano soldi dagli enti pubblici da mesi, se li ricevessero riacquisterebbero liquidità. Se poi si sbloccasse il Patto di stabilità, il denaro tornerebbe a girare e il lavoro riprenderebbe».

Fonte: http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/24-febbraio-2010/nessuno-paga-piccole-aziende-collasso-1602528094634.shtml

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