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Le Banche devono restituire il loro debito

19 gennaio 2010
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Obama bonus taxNon è giusto che sia il mercato delle imprese e delle famiglie a pagare il debito delle banche. È ormai risaputo che colpa dell’indebitamento e della crisi di mercato sia da attribuirsi al comportamento scellerato delle banche americane ed ai rischi che esse si sono accollate.
Non basta che le banche centrali siano divenute più caute nello spostamento del livello dei tassi, la liquidità deve convergere dal mercato finanziario a quello realmente economico della produzione e del consumo se si vuole realmente ottenere un cambiamento.

Ecco allora che tutti i governi colpiti dalla crisi adottano misure restrittive nei confronti delle banche per “punirne” il comportamento scorretto ed incentivare lo spostamento degli aiuti erogati verso il mercato imprenditoriale. Maggiore controllo sulle pratiche scorrette permetterà di evitare il ripetersi di gravi speculazioni a danno del paese.
Già aveva urlato allo scandalo chiedendo alle Banche Americane la restituzione dei contributi ottenuti in periodo di magra, e non c’è voluto molto perchè fosse il turno della Francia che, per voce del ministro delle finanze Christine Lagarde, ha deciso di sovra tassare di ben 360 milioni i bonus dei banchieri.
140, invece, i miliardi richiesti da Wall Street e calcolati in base al fatturato delle maggiori banche nazionali; il concetto è semplice, dopo essere state causa del crac le banche sono riuscite a salvarsi grazie ai soldi pubblici, da questi hanno tratto linfa per arricchirsi ancora di più e ricominciare le pratiche scorrette, ed è ora giunto il momento di ripagare la società per il suo supporto.

In Italia, invece, è Tremonti a commentare, mentre si annuncia l’impossibilità di sgravi fiscali per le famiglie in difficoltà del nostro paese, il ministro dell’economia afferma la bontà dell’iniziativa di Obama, non certo applicabile al mercato italiano anche perché certamente vittima, più che fautore, della crisi mondiale.

Fonte: 18/01/2010 CorrierEconomia Pag. 7 – La Repubblica Pag. 9, 10


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