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Basilea 2, un limite al prestito d’impresa?

2 febbraio 2010
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basilea 2Sarà difficile sostenere prestiti e credito alle imprese se le regolamentazioni al vaglio della finanza internazionale dovessero realmente essere recepite dalle banche! E’ questo il messaggio allarmante dei maggiori istituti di credito non proprio felici delle regolamentazioni suggerite.

Dopo i primi incontri cominciano le manifestazioni di timore; l’adeguamento a Basilea II e le nuove tassazioni bancarie che vogliono obbligare le banche ad una ulteriore capitalizzazione potrebbero rendere la situazione insostenibile, annunciano i banchieri.
Come sottolineato dai vertici di Unicredit, Intesa San Paolo e è sicuramente utile dare via ad una serie di regolamentazioni ma queste non dovrebbero strangolare il settore del credito al consumo e dovrebbero comunque tenere conto delle realtà peculiari di ogni singola nazione. Palenzona, presidente Unicredit, sottolinea: “non dico di togliere le regole che sono indispensabili però bisogna stare attenti a non ingessare un sistema che deve essere flessibile per aiutare le imprese”. Si dovrebbe inoltre distinguere tra banche commerciali ed intermediari finaziari; questi ultimi, infatti, assumono sicuramente più rischi e devono essere più ferreamente controllate, mentre le banche concentrate sul commercio reale e sul prestito alle famiglie ed alle imprese, dovrebbero essere sottoposte a regolamentazioni diverse rispetto a chi si occupa esclusivamente di trader. Anche l’abbattimento dei dividendi delle società bancarie non è visto di buon occhio dagli azionisti che ritengono di avere abbastanza capitale finanziario per sostenere solidamente il mercato.

A nulla servono le repliche di , governatore di , che sottolinea come le norme di Basilea II debbano essere recepite in un arco temporale sufficiente a dare agio alle banche di mantenere la loro indipendenza senza soffocamenti. Le norme sono sicuramente intese a migliorare l’economia nazionale e non a penalizarla ma i banchieri esagerano con le loro perplessità, lo status quo non può essere mantenuto e sono in molti, a gran voce, a sottolineare la necessità di capitalizzazioni solide.

Fonte: Il Sole 24 Ore 28/01/2010 Pag. 38


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