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L’andamento dei pagamenti delle aziende italiane: migliora la puntalità

1 febbraio 2018

Migliora la puntualità delle imprese italiane nei pagamenti nel dicembre del 2017. Secondo una ricerca realizzato dallo Studio Pagamenti di CRIBIS, società interna al CRIF (Centro Rischi Finanziari) con sede a Bologna, nell’ultimo mese dell’anno il comportamento di pagamento delle imprese italiane è migliorato.

Lo studio di CRIBIS e i fattori valutati
Lo studio di CRIBIS si basa sull’analisi dei pagamenti delle imprese in base a tre indicatori: il rispetto delle scadenze prefissate degli stessi, il pagamento entro trenta giorni oltre la scadenza e il pagamento oltre i trenta giorni la data della scadenza. Il segnale incoraggiante, con le solite differenze regionali, in particolare tra Nord e Sud, proviene dal calo delle aziende che pagano con un ritardo superiore ai 30 giorni, in discesa di un 1,7% rispetto a fine 2016 (10,5% a differenza del precedente 12,3%).

Preti (A.D. CRIBIS): “Segnali incoraggianti per le imprese italiane”
I dati peggiori negli anni della crisi economica si sono avuti nel 2013 e nel 2014, con numeri molto alti, le imprese che pagano con ritardi molto alti sono in calo e dal 2015 in poi i numeri sono in discesa. Marco Preti, amministratore delegato di CRIBIS ha snocciolato i numeri, commentando la ricerca: “A dicembre 2017 si è confermato il trend positivo per le imprese italiane in materia di pagamenti commerciali, in linea con l’andamento dell’intero anno. In particolare, le imprese con ritardo nei pagamenti superiore ai 30 giorni si attestano al 10,5%, tornando ai livelli di fine 2012: un importante indice di ripresa, nonostante il dato sia comunque ben più alto rispetto al 2010. L’analisi condotta da CRIBIS mostra un Paese che, a fronte degli sforzi condotti nel corso degli anni per superare una difficile situazione di crisi, registra oggi un generale miglioramento dello stato di salute delle imprese, parallelamente ai segnali incoraggianti mostrati dallo studio sui fallimenti, in costante calo da alcuni anni a questa parte. Con il nostro studio sui pagamenti vogliamo offrire una fotografia delle imprese italiane a partire dall’elemento che, dal nostro punto di vista, è la chiave per interpretarne lo stato di salute, ossia la puntualità dei pagamenti. La puntualità dei pagamenti è diventata uno degli elementi chiave per ottimizzare i flussi di cassa e individuare i clienti da fidelizzare e su cui investire. E i dati confermano questo approccio: tra chi ha scelto una gestione avanzata del credito commerciale i ritardi gravi calano di quasi l’80%, raggiungendo il 2,7%. Questo significa che chi gestisce bene il credito commerciale, non solo incassa meglio, ha una migliore gestione del “working capital” e riduce l’indebitamento a breve, ma diventa a sua volta più virtuoso verso i propri fornitori, distribuendo risorse liquide all’interno della propria filiera”.

La divisione regionale: i numeri delle regioni italiane
Il Nord Est
italiano è l’area più affidabile in termini di pagamenti. Il 46,15 delle imprese paga con regolarità, in particolare a Brescia solo 4 imprese su 100 registrano ritardi importanti. Solo il 6,4% delle imprese paga con ritardi oltre i 30 giorni. Molto diversa, invece, la situazione del Sud, della Sicilia e della Sardegna, dove solo il 24% delle imprese rispetta i termini di pagamento. Il Centro non se la vive bene e le imprese che pagano con gravi ritardi sono il 12,3%. Buona anche la situazione del Nord Ovest, con un ritardo del 7,3% e un numero di imprese virtuose del 42,5%.

I dati percentuali regione per regione
Come vediamo dalle tabelle fornite dallo stesso CRIBIS, il Nord Est con il Veneto ha la percentuale più bassa di “cattivi pagatori”. La Lombardia si attesta al secondo posto della speciale classifica, con il Friuli Venezia Giulia al terzo posto. Anche il Trentino Alto Adige, che però ha un numero più basso di imprese, registra ottimi numeri: solo il 5,4% delle aziende non riesce a pagare in tempo. Più si scende nella geografia italiana, più peggiorano i numeri: al di sotto dell’Emilia Romagna solo le Marche registrano una percentuale più bassa del 10%, con un 9,3% “fuori contesto” rispetto alle regioni circostanti. Nel Centro è il Lazio ad avere i numeri peggiori, con un 15,2%, mentre al Sud i numeri sono peggiori per quasi tutte le regioni. La Sicilia, con il 20% ha la maglia nera, mentre Calabria e Campania, con numeri superiori al 19% le si avvicinano.

Le città
Dopo Brescia, spostando l’analisi a livello provinciale, la Lombardia è in testa alle classifiche, con le province di Bergamo, Lecco, Mantova e Sondrio in testa. All’ultimo posto si piazza, invece, Reggio Calabria: le classifiche, ancora una volta rispecchiano alla perfezione la geografia italiana, con le province più a Nord in testa alle classifiche di virtuosità e l’estremo Sud sempre in coda.

La differenza tra microimprese e grandi imprese
I dati delle microimprese e delle grandi imprese presentano differenze: le imprese più piccole pagano con maggiore puntualità, con un 38,5% di imprese che rispettano lo standard: più l’impresa è grande, invece, più cala la puntualità, con un 14,8% di aziende virtuose. Le piccole imprese, infatti, non possono permettersi di perdere un fornitore, a differenza di quelle più grandi.

La differenza settoriale
Conta meno, invece, la differenza settoriale, con il commercio al dettaglio che presenta i ritardi più gravi: nel Sud con la forte presenza di aziende HoReCa (Hotellerie Restaurant Cafè) e imprese legate all’edilizia e al commercio stesso, le più colpite dalla crisi. I numeri migliori invece li registrano le imprese che offrono servizi finanziari, con un 8,2% di ritardi gravi e un 48,2% di aziende modello. I ritardatari, invece, sono ancora di meno nel settore industriale, con un 43,3% di aziende virtuose e un 7,1% di ritardatari.

D.G.

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