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Riforma del TUB prime modifiche proposte

30 giugno 2010
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Arriva a proposito la nuova circolare dell’UFI - Unione Finanziarie Italiane – targata 30 giugno che riporta alla ribalta le modifiche proposte per il .

Il TUB, ormai lo sappiamo, è in via di modificazione ma, prima di emanare un decreto definitivo questa volta si è pensato bene di chiedere anche il parere degli esperti di tutta la nazione.

“Nell’ambito dei lavori delle Commissioni parlamentari connessi con la Riforma del Tit. V TUB ex art. 33 L. 88/2009, sono stati ascoltati in audizione presso la VI Commissione Finanze i rappresentanti delle Associazioni UFI e AFIN. Nel corso dell’audizione sono state evidenziate alcune criticità e proposte inerenti riscontrabili nello schema di decreto1 approvato dal Consiglio dei Ministri.”

Insomma, le voci del popolo sono state forti e la riforma promette di adeguarsi anche ad esse, ecco quindi che vi presentiamo le novità di cui si è discusso.

Secondo quanto enunciato dagli organi competenti “la è tesa a rendere il regime di vigilanza proporzionato ai rischi effettivamente posti dall’operatività degli intermediari e, nel contempo, a evitare vuoti di tutela che possano risolversi in un danno per il pubblico”.

Gli intermediari finanziari iscritti nell’Elenco generale ex art. 106, sono disciplinati in maniera meno rigida in quanto il credito da loro erogato non è ritenuto problematico per la stabilità del sistema finanziario nazionale come sarebbe invece per le Banche. Le maggiori modifiche del decreto hanno come riferimento proprio questa categoria in quanto mirano a disciplinare, in maniera omogenea, il mercato del credito.

Secondo la riforma gli intermediari finanziari dovranno essere sottoposti a Vigilanza prudenziale “quasi equivalente” a quella bancaria. Ma in questo modo, l’aumento dei costi fissi dovuto per tale pratica, porterà al fallimento i piccoli intermediari (si stima intorno ai 60.000 posti di lavoro persi) e potrebbe far tendere ad un aumento del fenomeno dell’usura e del prestito illegale.

Attualmente è possibile per gli intermediari richiedere l’iscrizione al nuovo albo ma, tale iscrizione, essendo sottoposta ad approvazione da parte della Banca di Italia, potrebbe essere negata indiscriminatamente anche a intermediari in regola con la normativa. La proposta di correzione della riforma quindi, mira a rendere automatico il passaggio degli intermediari già operanti nel nuovo Albo.

Una ulteriore perplessità è rappresentata dai costi che i piccoli intermediari dovrebbero sostenere per l’aumento dei sistemi di vigilanza. Sarebbe sicuramente più proponibile un graduale passaggio al nuovo regime che sia anche proporzionale al lavoro svolto, attraverso le seguenti modalità:
1. previsione di un unico albo e di un regime autorizzativo della Banca d’Italia, con la previsione di deroghe per gli intermediari finanziari non a rischio sistemico;
2. definizione di una nuova soglia quantitativa oltre la quale vi è rischio sistemico;
3. adozione di una matrice dei conti standard semplificata, rispetto a quella degli intermediari a rischio sistemico;
4. implementazione del sistema di segnalazioni di vigilanza Infostat;
5. non applicazione dei princìpi di “Basilea 2”, considerata la non esistenza del rischio sistemico.

Queste le due principali contromosse, suggerite da UFI e AFIN per rendere il nuovo decreto utile ma allo stesso tempo non letale per i piccoli medaitori. Per chi volesse saperne di più è possibile scaricare l’allegato dettagliato inviato dall’UFI qui: Circolare UFI riforme TUB.


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