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Cessione del quinto, a che servono le assicurazioni morte e licenziamento?

8 aprile 2010
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La cessione del quinto dello stipendio o della pensione è una particolare forma di prestito personale che prevede l’erogazione di un prestito in denaro da restituire attraverso rate mensili equivalenti ad 1/5 dello stipendio o pensione netti percepiti, per un massimo di 120 mesi a tasso fisso.
La cessione del quinto è considerata una delle più accessibili forme di prestito in quanto è erogata anche a cassaintegrati, pensionati e cattivi pagatori, perchè prevede che, la rata mensile dovuta, sia trattenuta direttamente dalla busta paga (o dal cedolino della pensione) ad opera del datore di lavoro o dell’ente pensionistico. In questo modo è praticamente impossibile saltare le rate e la restituzione del prestito è assicurata.
Una ulteriore garanzia è offerta dalle polizze assicurative obbligatoriamente stipulate in concomitanza con il prestito il cui costo è compreso nel calcolo delle rate mensili. Le polizze assicurative coprono il rischio di morte o perdita del lavoro del contraente ed intervengono quindi a coprire il debito quando insorge uno di questi due fattori.
Grazie alle polizze, la finanziaria o la banca che erogano il prestito sono tutelate dal rischio di perdita del denaro, così come viene tutelato colui che contrae un debito con cessione del quinto e si trova in condizione di non poter più onorarlo.

Ma cosa succede in caso di licenziamento o dimissioni?
Quando un lavoratore perde il suo impiego, il suo ultimo stipendio, il tfr (la cosiddetta liquidazione), la tredicesima, le ferie maturate, ed eventuali bonus una tantum dovuti, vengono utilizzati per estinguere il debito residuo. Se l’importo derivante da tali fonti non dovesse essere sufficiente a coprire le rate mancanti sarà l’assicurazione contratta a tal proposito, a coprire la mancante parte di denaro rivalendosi, in seguito, sul lavoratore.
A questo punto:

- Se il debitore ha trovato un nuovo impiego, la rata di rimborso sarà addebitata sulla nuova busta paga.
- Se il debitore resta disoccupato, l’assicurazione provvederà a coprire il finanziamento sia nel caso in cui la causa della perdita del posto di lavoro non è imputabile al lavoratore (come nel caso di fallimento della società), sia in quello in cui la perdita del posto dipende in qualunque modo dal comportamento del lavoratore (come nel caso delle dimissioni o del licenziamento per giusta causa). In entrambi i casi, l’assicurazione, dopo aver risarcito la finanziaria o la banca erogante, potrà rivalersi sul contraente per recuperare l’importo residuo del finanziamento.


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1 commento »

  • scary ha scritto:

    Bhe la cosa non mi sembra tanto giusta, in pratica l’assicurazione “copre” il debito del lavoratore qualora ci sia il licenziamento ma allo stesso tempo si rivale sull’ex dipendente per riavere indietro i soldi anche se il licenziamento non è stato causa del lavoratore stesso; ma l’assicurazione non ci ha già guadagnato dalla quota dedicata alla polizza assicurativa obbligatoria compresa nelle rate mensili? A cosa serve pagare una quota per le assicurazioni obbligatorie se poi l’assicurazione non copre i costi rimanenti ma li anticipa soltanto? È una doppia fregatura!

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